Antico Manoscritto Lettera di Publio Lentulo - Descrizione del Cristo

Antico Manoscritto Lettera di Publio Lentulo - Descrizione del Cristo - ignoto - unknown -

Descrizione

Falso storico o realtà?

Per secoli gli storici hanno combattuto sull'origine e sulla veridicità della celeberrima lettera di Publio Lentulo a Cesare, con la quale riferisce dell'uomo chiamato Gesù, che sta conquistando folle su folle in Giudea e descrive minuziosamente il suo aspetto, nell'iconografia che a tutt'oggi è ancora utilizzata per raffigurare il Cristo. L'uomo è un Nazireo, un consacrato a Dio, come attestano i suoi capelli e la sua barba, con occhi che non si possono guardare dallo splendore che emanano, guarisce gli infermi, resuscita i morti, e nonostante molti lo deridano perchè cammina scalzo e senza niente in testa, appena parla tutti coloro che lo ascoltano credono al suo verbo, e lo seguono. Conosce tutte le scienze pur non avendo studiato, e "...molti delli Giudei lo credono e lo tengono divino ..."  

La lettera presenta la seguente intestazione che recita testualmente: 

"copia della lettera mandata da Gerusalem al Senato Romano da Publio Lentulo Prendente della Giudea mentre Gesù Cristo era in Gerusalem. Ritrovato nell'Archivio dei Sig. Cesarini", e termina con la firma di Publio Lentulo Prendente di Gerusalem.

I moderni studi attestano oggi che questa lettera è probabilmente un falso medievale, sicuramente non precedente al IV secolo d.C., in quanto gli storiografi sono pressochè tutti d'accordo nell'affermare che Publio Lentulo non sia mai esistito, e concordano inoltre nel fatto che un Romano non si sarebbe mai dilungato in una descrizione così "di parte" nei confronti di un uomo considerato un aggregatore di folle e quindi un potenziale nemico di Roma, soprattutto in una regione come la Giudea, difficilmente tenuta a bada dal conquistatore. 

Ma nonostante questo una frangia del cattolicesimo accetta la lettera di Publio Lentulo come ineccepibilmente vera, e prendono come icona la descrizione del volto del Cristo fatta dal Governatore Romano. Certo è che non pochi sono gli interrogativi che rimangono senza risposta, se si considera che l'uomo minuziosamente descritto da Publio Lentulo sia indiscutibilmente l'uomo che fuoriesce dalla ricostruzione in 3D dell'impressione della Sindone, e che la prima notizia storica che si ha della Sindone è del 1350 circa. E il volto del Cristo è lo stesso del Mandylion di Edessa, il fazzoletto che recava impresso il suo volto, adorato da migliaia e migliaia di fedeli sin dal 544 d.C. e poi misteriosamente scomparso nel 1204 per il sacco di Costantinopoli ad opera dei Crociati. Ed è lo stesso volto della Veronica, il fazzoletto con il quale tale donna asciugò il volto di Gesù sulla via del Calvario su cui si impresse il volto di Cristo, conservato a Roma fino al 1600 e menzionato da Dante e Petrarca. 

Alla luce di tutto ciò risulta facile accettare il sottilissimo confine tra realtà o falso storico della lettera di Publio Lentulo. Una certezza è invece il fatto che questa trascrizione dei primi del '700, differisce in vari particolari dalla traduzione "ufficiale" dal latino o dal greco della copia più antica, che nessuno ha mai visto, e che pare essere conservata negli Archivi Segreti Vaticani, e l'unica pubblicazione di cui siamo riusciti a trovare traccia risale al 1855. Tutt'oggi varie correnti di pensiero esprimono opinioni sulla veridicità della lettera, e la ricerca di prove certe unisce fazioni opposte quali i ferventi cattolici, gli storici, gli studiosi della SIndone e gli esoteristi.

La lettera di Publio Lentulo che oggi rilasciamo per la vendita ha una enorme rilevanza storica, in quanto la testimonianza ufficiale più antica dell'esistenza tangibile dello scritto che ha diviso ed infiammato gli animi degli storici e dei cattolici per lunghissimo tempo e che ci descrive "inchiostro su carta" e non con semplici e volatili parole, la figura di Cristo. Scritta con chiara grafia su carta filigranata con scudo incoronato che inscrive una colomba su tre pietre, che conferma la datazione ai primi del '700.

E' impossibile non perdersi nella lettura di questo stupendo manoscritto, come è impossibile fermare la mente che inizia a volare. E il volto del kevar enash, il Figlio dell'Uomo, il Nazireo dagli inconfondibili capelli lunghi, il Re dei Giudei, il Cristo, aleggia tra l'inchiostro antico e per un attimo fugace ti sembra di incrociare il suo sguardo profondo, sguardo d'amore.


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