Avviso ai Sudditi del Dominio Veneziano Lettera del Frate Palmieri finto Romito

Avviso ai Sudditi del Dominio Veneziano Lettera del Frate Palmieri finto Romito - Sacerdote Matteo Forti - Teologo da Pavia - In Roma et in Bologna per Bartolomeo Conchi

Descrizione

Avviso ai Sudditi del Dominio Veneziano di Matteo Forti Sacerdote e Teologo da Pavia 

Sopra una Lettera di Frate Gio. Battista Palmieri finto Romito.

Fascicolo risalente al 1607

Papa Paolo V inviò la revoca di una legge, quella che aboliva il diritto di prelazione degli ecclesiastici sui beni enfiteutici, quindi il 17 aprile del 1606 diede lettura in concistoro di un monitorio, un vero e proprio ultimatum, con il quale minacciò di scomunicare il Senato Veneziano.

Ma la Repubblica, che aveva già ricevuto molte scomuniche durante la sua storia, rispose ponendo sui portali della Basilica di San Pietro a Roma il famoso «Protesto», un documento nel quale l'ultimatum papale veniva dichiarato nullo e privo di valore perché contrario alle Scritture, ai sacri canoni e ai Padri della Chiesa e si pregava Dio che ispirasse Papa Paolo a riconoscerne l'inutilità e il male operato contro la Repubblica, mentre più dure furono le parole del doge Donà al nunzio apostolico di Venezia, al quale disse che la "vostra scomunica non la stimiamo per nulla, come cosa senza valore". Il Protesto fu diramato a tutte le autorità ecclesiastiche dello Stato veneziano. Con esso si decretava che, stante l'invalidità dell'interdetto, la vita religiosa dovesse proseguire normalmente. Nel Protesto i teologi veneziani sostenevano che il potere spirituale e quello temporale (entrambi istituiti da Dio) dovevano esser considerati indipendenti: il primo era stato affidato agli apostoli e ai loro successori (di qui il potere papale), mentre il secondo era stato consegnato ai prìncipi, ai quali anche gli ecclesiastici dovevano obbedienza in quanto sudditi: ogni intromissione papale era perciò inammissibile. Il papa e i suoi teologi invece si rifacevano alle dottrine medievali sull'origine divina di ogni potere e sulla supremazia assoluta del potere spirituale su quello temporale, delegabile ma quindi anche revocabile dal papa; inoltre consideravano ingiusta e illecita ogni ingerenza del potere politico negli affari ecclesiastici. Il giudizio sugli atti del Papa spettava solamente a Dio.

Tutti i cittadini della Repubblica continuarono ad andare regolarmente a messa, visto che fu dato l'ordine al clero veneziano di non fare menzione della scomunica; tutto il clero si schierò con il Senato e il governo della città, a eccezione dei Gesuiti, dei Teatini e dei Cappuccini, con il risultato che i primi furono espulsi a forza dal Senato in quanto volevano obbedire alle disposizione del Papa pur restando nei territori di Venezia (si dovette anche metterli sotto scorta armata per difenderli dalla violenza del popolo), i secondi e i terzi se ne andarono di loro spontanea scelta. 


Condizioni

Libro ben conservato e perfettamente leggibile, rilegato con copertina muta.


Codici articolo

Codice articolo: LIB07-120315-300
Codice Copernicum:: COPERNICUM-1597172

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